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La fidanzata del mio amico (parte 46)


di Sicilydoc85
01.09.2026    |    3.652    |    4 9.2
"Impugnò subito il mio telefono e si scattò una selfie a bruciapelo: lo scatto immortalava il suo volto trionfante, lo sguardo di pura provocazione e le labbra sporche del mio seme bianco..."
La sfida tra Maria e Letizia abbandonó le pareti di casa per spostarsi in altezza, durante un volo notturno intercontinentale verso il Brasile.
Volevamo liberarci della fredda aria natalizia in Italia, per goderci un po' di clima estivo.

Il Boeing 787 sorvolava l'Atlantico nel buio più totale.
Le luci della cabina erano spente da un paio di ore per il riposo notturno, lasciando solo il bagliore azzurrato dei monitor individuali e il ronzio sotterraneo dei motori a fare da sfondo al volo intercontinentale.

Seduto in una fila centrale completamente vuota nelle ultime file dell'aereo, aprii WhatsApp grazie al Wi-Fi di bordo per scrivere a Maria, rimasta qualche fila più indietro - “C'è un'intera fila libera qui da me. Vieni? Si sta comodissimi.”

La risposta di Maria non si fece attendere, arrivando accompagnata da una foto che fece fare un balzo al mio battito cardiaco - “Sto benissimo qui. Alla mia sinistra c'è un signore anziano che dorme come un sasso, ma alla mia destra c’è un ragazzo argentino niente male... si chiama Mateo. Stiamo parlando da un'ora.”

Sullo schermo del telefono comparve lo scatto rubato nella penombra. Maria aveva tolto la felpa pesante per un finto attacco di calore, rimanendo con una canottiera grigia chiarissima e sottile.

Il freddo dell'aria condizionata le aveva irrigidito i capezzoli, che puntavano con una nitidezza sfacciata contro la stoffa.
Di fianco a lei s'intravedeva il profilo del ragazzo, sporto verso di lei per sentire quello che gli sussurrava.

M - “Dice che gli piace molto il mio profumo. Gli ho detto che il mio fidanzato è qualche fila più avanti... e lui ha sorriso e ha fatto l'occhiolino.”

Nel frattempo, due file più indietro rispetto a Maria, Letizia si alzò per andare in bagno. Passando nel corridoio buio, notò subito la scena: Maria a spalla nuda, piegata verso l'argentino, e lo schermo del mio telefono acceso in fondo all'aereo.

Invece di tornare al suo posto accanto a un Fabrizio addormentato con la mascherina sugli occhi, Letizia scivolò nella fila vuota accanto a me - “Vedo che Maria si sta già portando avanti con il lavoro per le vacanze....”
Prendendo il controllo del mio smartphone e della chat, rispose direttamente al messaggio di Maria - “Tranquilla Maria, ti lasciamo al tuo argentino. Qui ci siamo già organizzati per non soffrire il freddo.”

La reazione di Maria arrivò a stretto giro.

Per evitare di svegliare l'anziano al suo fianco o attirare l'attenzione degli assistenti di volo, Maria decise di alzare la posta.
Quando l'hostess passò per un controllo di routine, la fermò con un sorriso innocente, chiedendo una coperta pesante con la scusa del freddo.
Non appena l'assistente si allontanò, Maria stese l'ampio telo scuro sul proprio grembo e su quello di Mateo, creando un tunnel del tutto invisibile dall'esterno.
Pochi minuti dopo arrivò un nuovo scatto, realizzato nascosto sotto il bordo del tessuto. S'intravedeva la mano di Maria serrata attorno all'asta dell'argentino tramite la zip aperta dei suoi jeans. La spallina della canotta grigia era ormai scivolata sul braccio, lasciando scoperto un décolleté da urlo.

M - “Aveva freddo, ho chiesto una coperta per coprirlo. Sto cercando di scaldarlo come meglio posso...”

Letizia lesse il messaggio sopra la mia spalla e lasciò andare un sorriso di scherno.

Sapeva che Maria era comunque limitata: bloccata dal rischio imminente che il vecchio accanto si svegliasse o che un movimento di troppo la tradisse - “È rimasta incastrata nei giochini da adolescente per paura di farsi scoprire. Adesso le mostriamo cosa significa avere davvero la strada spianata.”

Letizia si mosse con la grazia di un gatto nel buio della fila vuota.

Si sfilò le scarpe e si distese lungo i tre sedili liberi, fingendo di mettersi a dormire di traverso. Con un movimento naturale appoggiò la testa direttamente sulle mie cosce, stendendo la sua coperta di cortesia su di noi per coprirsi fino alle spalle. Agli occhi di qualsiasi passeggero di passaggio, sembrava semplicemente una ragazza addormentata sul grembo del suo amico.

Ma sotto il tessuto, la realtà era del tutto diversa.
Letizia mi sbottonò i pantaloni con gesti rapidi e precisi.
Con la mano impugnò la mia asta già dura e, piegando la testa, lo infilò in bocca.

Iniziò un pompino profondo, lento e calcolato, alternando suzioni calde a colpi di lingua sulla testa del membro.

Mentre mi lavorava con una maestria devastante, impugnò il mio telefono con la mano libera.

Scattò una foto dall'angolazione perfetta: lo scatto immortalava la mia mano che le teneva i capelli biondi mentre la sua bocca era completamente piena della mia carne, con il contrasto del buio dell'aereo e la luce azzurrata del monitor del sedile sullo sfondo.

Prima di inviarla a Maria, Letizia aggiunse una sola frase di testo - "Anche Marco ha freddo, provò a scaldarlo..."

Inviò lo scatto.
Dall'altra parte dell'aereo, Maria vide la notifica. Nell'inquadratura del mio sguardo dal fondo del corridoio, la vidi irrigidirsi sul sedile.
Fissò lo schermo con la bocca leggermente aperta, impotente: non poteva alzarsi, non poteva fare rumore e non poteva replicare a quel livello di intimità e sottomissione visiva.

Le mani sotto la coperta con l'argentino si fermarono per qualche secondo, congelate dalla gelosia e dalla consapevolezza di aver subito un sorpasso inaspettato.

A completare il quadro, qualche fila più in là, s'intravedeva la sagoma di Fabrizio: dormiva profondamente con la testa crollata di lato e la mascherina sugli occhi, del tutto ignaro del gioco ad alta quota.

Sotto la spinta di quel ritmo spietato, non ressi a lungo.
Con un sussulto trattenuto a stento nel buio dell'aereo, esplosi direttamente nella bocca di Letizia, scaricando un getto denso e caldo sulla sua lingua.
Letizia accolse tutto senza battere ciglio, mandando giù solo una parte e lasciando che il resto le colasse sull'angolo delle labbra.
Impugnò subito il mio telefono e si scattò una selfie a bruciapelo: lo scatto immortalava il suo volto trionfante, lo sguardo di pura provocazione e le labbra sporche del mio seme bianco.

Inviò la foto a Maria senza aggiungere una parola.

Dall'altra parte dell'aereo, Maria ricevette l'immagine.
Rosicava dalla gelosia e dalla stizza per l'ennesimo sorpasso visivo.

Ma la fortuna decise di girare dalla sua parte: l'anziano signore al suo fianco si svegliò a fatica, si raddrizzò e si alzò lentamente per incamminarsi verso il bagno in fondo al corridoio.
Maria capì di avere una finestra di pochi minuti di libertà totale.
Senza perdere un secondo, si scostò la coperta di dosso, si piegò nello spazio lasciato libero dal vecchio e si fiondò direttamente sull'asta dell'argentino, di medie dimensioni ma già durissima.
Gli regalò un pompino fulmineo, duro e disperato, lavorando di bocca e di lingua per circa un minuto con una foga cieca, p
rima di doversi ricomporre di colpo nel sentire i passi di ritorno dell'anziano.

Non aveva avuto il tempo di prendere il telefono per scattare una foto, ma aprì subito la chat - “Non ho le foto da farvi vedere, ma il mio amico ha appena scoperto che doti orali ho. Chiedetelo a lui quanto ha apprezzato.”

L'anziano si risistemò sul suo sedile e riprese subito a dormire, lasciando la cabina di nuovo nell'ombra.

Letizia la prese in giro, sostenendo che le parole lasciano il tempo che trovano, e che senza alcuna prova valgono zero.

Maria non poteva accettarlo.
Controllò che nessuno stesse guardando nel corridoio e che il vecchio dormisse saporitamente.
Con un movimento lento e sfacciato, fece uscire un seno dalla canottiera grigia, lasciando il capezzolo teso a vista per Mateo.
Con una mano, gli portò la testa sul seno, con l'altra mano riprese a masturbarlo sotto la coperta con un ritmo serrato e implacabile. L'argentino non resse: nel giro di pochi secondi sussultò, venendo violentemente e riempiendole interamente la mano con il suo seme caldo.

Maria sorrise con malizia.
Si raddrizzò sul sedile, sistemandosi la canotta sopra il petto, ma lasciò la mano destra bene in vista, tutta imbrattata dalla prova schiacciante dell'esplosione dell'argentino.
Si alzò con lentezza dal sedile e s'incamminò lungo il corridoio dell'aereo per andare verso il bagno in fondo.
Passando davanti alla fila vuota dove io e Letizia stavamo chiacchierando a bassa voce, Maria si fermò per un secondo esatto. Ci fissò negli occhi con uno sguardo di trionfo assoluto e, senza dire una sola parola, alzò la mano aperta a pochi centimetri dai nostri visi, mostrandoci le dita del tutto sporche e colanti dello sperma del suo amico, prima di voltarsi con un colpo di fianchi e chiudersi la porta del bagno alle spalle.
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